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Testi Metal Tradotti

Testi tradotti in italiano dei nostri gruppi metal preferiti. In continuo aggiornamento...

Eluveitie - Ategnatos (Spiegazione album)

Pubblicato su 4 Maggio 2019 da Federico Fasciano

Ategnatos (in gallico "Rinascita") è un album mistico.    
Ma anche filosofico, vicino alla spiritualità e di critica sociale.    
E' un'innovazione per gli Eluveitie,    
perché i nostri album precedenti avevano riferimenti storici    
e rendevano fruibili agli ascoltatori leggende e miti,    
mentre Ategnatos traduce e trasferisce profondamente     
antichi archetipi mitologici e spirituali,    
conoscenza e paradigmi nell'era attuale.    
Riflette, con intensità, arcaiche immagini mitologiche    
dal punto di vista delle nostre vite moderne.    
Siamo convinti che l'uomo non sia cambiato molto    
negli ultimi tremila anni e che in fondo l'uomo sia sempre un uomo.    
Questo album considera le antiche immagini archetipiche    
e proietta la loro essenza fino ai nostri giorni.    
Poiché è nostra ferma convinzione che non abbiano perso    
il loro significato, né la loro importanza.    
L'antichità genera il presente.    
Tutte le immagini mitiche e gli archetipi di questo album    
prendono in cosiderazione in un modo o nell'altro    
il concetto di "rinascita" in quanto nuova nascita, trasformazione.    
In quale modo ci confrontiamo col concetto celtico di rinascita?    
Non importa con quale immagine mitologica creiamo il rapporto.    
La rinascita contempla in ogni caso una precedente morte,    
(in qualsiasi modo essa possa metaforicamente o concretamente    
essere interpretata).    
C'è sempre sofferenza prima della beatitudine.    
C'è sempre oscurità prima della luce.    
Per chiudere il cerchio, questi assiomi sono profondamente radicati    
nel pensiero celtico: tutto ha origine dal buio.    
Il giorno sorge dalla notte.     
Il bambino che deve nascere riceve la vita nel buio dell'utero materno,    
prima ancora di vedere la luce del giorno.    
Il seme deve scendere nel terreno e schiudersi nell'oscurità    
prima di sbocciare e diventare una pianta formata.    
La larva deve rimanere avvolta nel buio del suo bozzolo e "morire"    
prima di aprire le ali come una bellissima farfalla.    
Chi ha orecchie per sentire, ascolti!    
Qui di seguito troverete riflessioni e commenti per ogni canzone dell'album.    
L'album contiene anche parti in gallico (celtico antico)    
che abbiamo voluto riportare in veste autentica.    
Gli antichi celti utilizzavano diversi alfabeti,    
a seconda del loro luogo di provenienza.     
Alcuni usavano lettere etrusche (nelle regioni alpine orientali     
dell'attuale Svizzera) e alcuni l'alfabeto greco, ma la maggior parte    
delle tribù celtiche usavano il latino nei loro testi.     
Sia il latino capitale, soprattutto nei testi di carattere amministrativo,    
sia il cosiddetto latino corsivo antico.    
Molti dei testi magici, spirituali e mitologici celti,    
ritrovati negli scavi archeologici, erano in corsivo antico    
e lo stesso vale per le tavolette in zinco, in argilla e altro vasellame.    
E anche i testi galli di quest'album, (che chiaramente hanno    
natura mitologica), sono scritti coi medesimi caratteri.    
Ovviamente sappiamo che per molti di voi sarà complesso leggerli.    
Per questo troverete i testi gallici su Ategnatos in tre forme:    
l'originale, la sua trascrizione in un alfabeto moderno    
e la loro traduzione in inglese.    
    
ATEGNATOS: la prima traccia inizia con il testo dell'ultima.    
E' un'affascinante ode alla rinascita.    
Un inno ad abbandonarsi a ciò che è, nella comprensione celtica,    
una parte naturale della vita.    
La canzone riflette proprio questo     
e si concentra sulla nostra paura più intima;    
quella della morte. Di perdersi e arrendersi.    
Ma solleva anche la questione del rapporto tra ricchezza e appagamento,    
considerando che è il povero ad aggrapparsi con forza    
a ciò che possiede, nella paura di perderlo,    
mentre il ricco, soddisfatto, usa le sue ricchezze liberamente.    
Ategnatos considera la vita (metaforicamente) come un dono    
che abbiamo ricevuto, piuttosto come qualcosa che possediamo per meriti.    
Qualcosa di cui sarebbe meglio essere padroni che schiavi.    
ANCUS: parla di una semplice convinzione celtica,    
come insegnato e tramandato dai druidi.    
La visione stoica dei druidi celti ci dice che la vita    
è perpetua e che la sua trasformazione è naturale. Inevitabile.    
DEATHWALKER: la metamorfosi, la ripetizione e la trasformazione ricorrente    
sono elementi che si ritrovano in continuazione nella mitologia celtica,    
(soprattutto nelle fonti più recenti) e nei miti antichi    
come reale cambiamento di forma.    
Interessante è il fatto che la metamorfosi    
solitamente si sviluppa in situazioni o momenti di agonia e persecuzione    
e rappresenta la fuga, la sopravvivenza o la soluzione.    
"Deathwalker" segue la tradizione mitico-narrativa come la ritroviamo    
nella poesia bardica medievale gallese.     
Si concentra sui "resti mortali" e su come cose vitali e preziose    
assumano palese irrilevanza durante la loro trasformazione.    
BLACK WATER DAWN: ancora una canzone che si concentra sull'aldilà    
(e sull'immagine celtica del trapasso, della morte e di ciò che c'è di là).    
O più precisamente sul viaggio che all'aldilà conduce.      
E' simile alle nostre precedenti canzoni tipo "Quoth the raven",    
"Autumnos" e altre, basate sulla concezione celtica, (una delle tante),    
del morire come un viaggio per mare, (solitamente l'oceano Atlantico).    
A CRY IN THE WILDERNESS: questa è l'ultima canzone di cui ho scritto il testo,    
quando già eravamo in studio da settimane, proprio prima di cantare e registrare.    
Forse era l'opprimente mancanza di sonno,    
ma il testo si è rivelato essere qualcosa di speciale.     
Riguardo alle parole e alla poetica la canzone è assolutamente semplice,    
lineare e comprensibile. La magia emerge da ciò che dice.    
Ogni singola parola esprime ciò che potrebbe fare uno scaffale di libri.    
E' probabilmente una delle canzoni più profonde, essenziali e incentivanti    
che gli Eluveitie abbiano mai scritto.    
Non entreremo nei dettagli in questo caso.    
Lasceremo che le voci dell'Autunno parlino da sé.     
THE RAVEN HILL: come "Lugdunon" del nostro album "Everything remains…"    
la canzone parla di un racconto sulle origini: la leggendaria fondazione     
della città gallica di Lugdunon (oggi Lione in Francia), connessa con i miti    
di Sesroneos e Tauriscus, (di cui leggerete più avanti).     
In un certo senso la leggenda della fondazione ha significato di metamorfosi,    
(racconta di un inseguimento e di una fuga) e di rinascita.    
I molto probabilmente allegorici personaggi di Momaros e Atepomaros    
vinsero le loro sofferenze scappando dalla persecuzione e dall'oppressione,    
guidati dalla divina provvidenza. Lugdunon non fu soltanto il loro nuovo inizio,    
ma anche un monumento, un memoriale.    
Adatto alla leggenda, il chorus  della canzone è basato sulla ballata tradizionale irlandese    
"Óró, sé do bheatha bhaile" (Oh-ro, welcome home!),     
una vecchia canzone ribelle o l'antica marcia di un clan,    
datata 1855 secondo gli archivi storici.    
AMBIRAMUS: "Ambiramus" (Viaggio) è la forma gallica dell'irlandese antico "Imram".    
Nell'Irlanda medievale i cosidetti "Immrama" (Racconti di viaggio) nacquero    
come racconto del viaggio (per mare) di un eroe verso l'aldilà.    
Anche se gli Imram sono stati scritti soprattutto in età cristiana,    
preservarono molti degli elementi originari della mitologia celtica.     
Interessante è il ruolo ricorrente degli eroi protagonisti:    
una volta imbarcatisi per il loro viaggio verso l'aldilà,    
molti di loro non si sono più rivisti, rimanendo laggiù.    
Altri hanno fatto ritorno, ma come persone completamente diverse e trasformate.    
La più recente mitologia celtica ci parla dell'aldilà più dettagliatamente, o meglio,    
ci dà la possibilità di imparare molto "sull'altro mondo" celtico,     
secondo le varie testimonianze letterarie.    
Ci spiega le zone differenti in cui è diviso l'aldilà:    
"Tiros Iovincon" (Terra della giovinezza) e "Magos Meldias" (Valle del diletto) ad esempio.    
MINE IS THE FURY: questa è una canzone piuttosto drastica e rabbiosa.    
E' basata su un'antica credenza dell'escatologia celtica, (la teoria dell'Apocalisse).    
Secondo gli insegnamenti dei druidi la Terra purificherà se stessa e si rinnoverà    
attraverso l'acqua e il fuoco ad intervalli ricorrenti.    
Nella loro concezione non c'è una fine del mondo,    
ma piuttosto un ritorno, un nuovo inizio.    
La canzone si occupa di questo aspetto e degli eventi distruttivi e purificatori,    
tragici e radicali all'apparenza, ma in quanto buoni, magnifici e voluti da Dio.    
In base a questo sono equivalenti a un nuovo inizio.    
"Mine is the fury" osserva e descrive questi avvenimenti.    
Il chorus è scritto come una preghiera. Un invito destinato all'acqua e al fuoco.    
La parte centrale cambia prospettiva e dà voce agli dèi,    
(è scritta il prima persona, dal punto di vista della divinità).    
THE SLUMBER: "The slumber" rappresenta la prima parte di una sequenza    
di due canzoni, di cui "Worship" è la seconda parte. Entrambe sono basate    
sui mitici frammenti delle leggende di Sesroneos e Tauriscus,     
di cui si trovano antiche testimonianze letterarie.    
Sesroneos appare in molti racconti gallici dell'origine,     
ma alla fine dei conti oggi non si sa granché su di lui e su Tauriscus.    
Non sappiamo quando queste leggende sono state scritte.    
Non sappiamo di quanti episodi si compongano.    
Non sappiamo se dietro questi due nomi c'erano persone realmente esistite    
o siano soltanto personaggi allegorici.    
Eppure le frammentarie vestigia della "Leggenda di Sesroneos"    
oggi sono ancora sufficientemente forti da rendere alcuni temi sull'uomo    
più che chiari. Il loro significato esortativo rimane valido e vero ancor oggi.    
Secondo il frammentario folklore, le "Terre dell'Ovest" erano state conquistate    
nel lontano passato da uno spietato e orribile gigante, Sesroneos    
e dal suo aiutante, un enorme e rabbioso toro di nome Tauriscus.    
Insieme dominarono su queste terre e sulla loro gente    
con crudele pugno di ferro e una sanguinosa tirannia.    
Il popolo potè soltanto piegarsi e rassegnarsi al suo giogo.    
Finché il dio Ogmios discese dall'Autunno, sconfisse Sesroneos e Tauriscus    
e liberò le genti dell'Ovest, che divennero allora un popolo forte e libero, (i Celti).    
La chiave di lettura della storia è che in sostanza non è stato Ogmios     
a sconfiggere i tiranni, ma il popolo stesso e che gli è stato possibile farlo    
solo dopo che Ogmios è venuto ad annunciargli che aveva bisogno di una guida    
per compiere ciò che non avrebbe potuto fare senza.    
Il popolo si trovava in una sorta di intorpidimento e sonno,     
in cui poteva soltanto piegare la testa e obbedire all'oppressore.    
Come agnelli condotti al macello.    
Dopotutto ciò che Ogmios gli diede, (il dono più prezioso che avrebbe    
potuto dargli), fu la consapevolezza della sua forza.    
Quando Ogmios giunse, i Celti (o meglio le "Genti dell'Ovest") si ridestarono.    
Fu un rinnovamento. Rinacquero.    
Degno di nota oltretutto è il fatto che Ogmios,    
nonostante il frequente accostamento al greco Eracle (n.d.t. Ercole),    
è tutto tranne che un possente eroe guerriero,    
come invece è rappresentato nella sua iconografia. Al contrario!    
E' descritto come un vecchio uomo pelle e ossa, smunto, ma spavaldo.    
Ironicamente è anche armato (di clava e di arco e frecce).    
Tutto questo ci viene rivelato negli scritti di Lukian di Samosata,    
(un autore e retore greco del II secolo avanti Cristo),    
ovvero colui, (in base a quello che afferma),    
che scoprì le sembianze di Ogmios da uno studioso celta (un druido).    
Ogmios rappresenta l'ingegno, la saggezza, l'eloquenza e l'acuto intelletto.    
"The slumber" è descrtitta dal punto di vista della gente    
e tratteggia la sua spenta, sofferente e misera esistenza     
prima dell'arrivo di Ogmios; considera anche il suo torpore,    
la mancanza di volontà e l'accettazione rassegnata alla tirannia.    
WORSHIP: è scritta dal punto di vista di Sesroneos.    
Rivela il suo volto in tutto il suo orrore    
e manifesta la totale assurdità del suo intento,    
che diventa ancora più assurdo se teniamo conto    
della condizione in cui si trovava la gente dell'Ovest.    
Rassegnata e a testa china, (abbastanza simile al comune    
"Avanti. Non può essere così male" che conosciamo personalmente).    
La canzone inizia con una lunga, quasi cinematografica, intro apocalittica.    
Il testo dell'intro è basato sull'"Apocalisse" (Libro della Rivelazione,     
ultimo capitolo del Nuovo Testamento), in cui l'apostolo Giovanni    
descrive le sue visioni sulla fine del mondo, l'ascesa dell'Anticristo e così via.    
Questo per quanto riguarda le parole,    
mentre il contenuto è adattato alla leggenda celtica di Sesroneos.    
Probabilmente sono le ultime parole di Sesroneos nella canzone    
a farci rabbrividire con questa agghiacciante immagine:    
"Poserò il mio sguardo su di voi e vi darò la pace",    
dove "pace" equivale a istupidimento, ottusità,    
distrazione e opaca, incondizionata resa.    
La canzone contiene brevi passaggi in gallico,    
ovvero canti di lode e adorazione verso Sesroneos.     
"Rige Sesroneu" semplicemente significa "(Lode) a re Sesroneos".    
Ovviamente il mito frammentario di Sesroneos è di origine celtica,    
ma nella letteratura antica appare come racconto delle origini    
sulla nascita delle tribù galliche o dei celti in generale.    
Quindi in teoria questo significa che le genti assoggettate    
da Sesroneos non erano ancora celti.     
Non potevamo non sottolinearlo, cedendo alla passione per la linguistica,    
poiché in questa canzone Sesroneos non viene nominato in gallico,    
bensì col proto-celtico "Rigei Sesroneui".    
TRINOXTION: nel calendario celtico (e della natura) l'anno comincia    
con la Festa delle tre notti (Trinoxtion) di Samonios.    
E' durante questo evento spartiacque che la vita rinasce.    
In onore di questa ricorrenza abbiamo abbellito la canzone     
con lo stupendo annuncio gallico che segnava l'intro    
del nostro album "Slania".    
THREEFOLD DEATH: la cosiddetta "Triplice morte" a volte    
ricorre nella mitologia celtica. Tuttavia oggi non conosciamo     
molto sul suo significato. Da molto tempo si discute    
scientificamente sulla questione e sono nate numerose tesi.    
E' assolutamente ovvio però che la formula esprima     
una forma "potente" di morte, come fosse il conseguimento    
di un totale e olistico annientamento.    
La canzone tratta del concetto di triplice morte     
e si occupa di ciò che da essa deriverebbe e dei suoi effetti,    
dal punto di vista emotivo e funerario.    
BREATHE: nell'autunno del 2017 abbiamo avuto    
la grande fortuna di conoscere uno sceneggiatore    
e siamo diventati amici. Ci ha raccontato i suoi progetti    
e ne siamo rimasti affascinati, anche perché calzavano    
perfettamente con l'idea del nostro nuovo album.    
La breve-lunga storia di "Breathe" è basata su un film    
che stanno girando e che non è ancora uscito.    
Il tema portante, (parlando sia della canzone che del film),    
è piuttosto complesso e spiegarlo nel dettaglio probabilmente    
eccederebbe rispetto allo spazio di queste pagine.    
Nella sostanza il film è una rilettura del "Re degli elfi" di Goethe.    
Affronta la relazione conflittuale tra il nostro mondo moderno    
e il mondo celtico e racconta la storia di un viaggio    
(e del ritorno a casa verso l'altro mondo).     
"Breathe" è scritta dal punto di vista della protagonista del film,    
una giovane ragazza chiaroveggente.    
Alla fine della canzone si trova un "corale di montagna"     
tipico delle regioni alpine in cui si svolge la storia.    
Il corale fu originariamente composto da Giuseppe de Marzi    
ed è oggi famoso e apprezzato nelle suddette regioni,    
ai piedi delle montagne del sud Tirolo.    
REBIRTH: il Calderone della rinascita è uno dei simboli più affascinanti    
della mitologia celtica.    
La canzone si concentra su questa immagine mistica     
dal punto di vista delle nostre vite attuali e la proietta    
nella nostra realtà moderna. Ancora una volta non è possibile    
capire quanto questo antico archetipo abbia perso significato,    
importanza e verità.    
"Rebirth" descrive una di queste morti.    
Tutti noi moriamo durante le nostre vite,    
intendendo il morire come un processo.    
E' un viaggio in cui a un certo punto la morte appare all'orizzonte    
e diventa l'attesa destinazione del viaggio.    
Come in "Ambiramus" e negli Immrama in generale    
riflette su ciò che segue alla morte e sugli effetti della nostra rinascita.    
ECLIPSE: l'outro dell'album altro non è che una commossa    
ed emozionante continuazione e un completamento di quanto    
espresso in "Rebirth" e nell'intero album.    
    

 

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Rick 10/25/2019 18:47

Bellissima spiegazione

Ste 10/16/2019 20:52

Bellissimo album ma mi chiedevo, a parte i professori di storia chi altri capirà a cosa fanno riferimento? lol
Comunque grazie di avercelo spiegato ora tutto ha più senso

Fede 10/17/2019 10:36

Ciao Ste! Sì, hanno una filosofia tutta loro, di non facile comprensione per chi non è ferrato. Comunque, per la precisione, l'album non l'ho spiegato io, ma Chrigel Glanzmann, il cantante, che ha scritto nel booklet questa "breve" nota. ;)